Un’immagine non è mai solo un’immagine
è presenza e assenza
un continuo presente.
03. LE VOCI DI PASQUINA E SALVATORE
PRENDERE IL CIELO
CON LE MANI
LA VOCE DI MOLA
Domenica. Sono le 11:00 e Pasquina attende l’arrivo mio e di Carlos per iniziare a preparare quello che sarà il pranzo che accompagnerà i nostri discorsi seduti a tavola. Arrivati nel suo appartamento percorriamo il piccolo salotto per addentrarci in cucina. Pasquina ha gli occhi vivaci e le sue mani parlano di lavoro ma anche di attaccamento alle proprie radici. Ci mostra il suo tavoliere su cui c’è il panetto di pasta che lei andrà a lavorare. Accanto al lavandino c’è una cassetta di verdura appena raccolta dal marito. Carlos scatta delle foto. Io accendo il registratore e ascolto. Menù: cavatelli fatti in casa con salsiccia sbriciolata, pomodorini e borragine; pancotto con pane di Gravina, uova fresche del vicino e verdure dell’orto; vino locale: verdeca.
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Salvatore Io ho la marmeria però mi piace coltivare la terra. È un lavoro che ti dà soddisfazioni e mangi roba genuina. Bisogna conoscere il periodo giusto per raccogliere i prodotti dall’orto. L’anno prossimo farò una serra coperta, pianterò il radicchio, la cicoria, la lattuga, la croccante… Noi eravamo 8 figli, ora invece si fanno 2-3 figli perché lavoro ce n’è poco, ma se uno si accontenta può vivere anche con una grande famiglia, ma oggi pensiamo al telefonino, vogliamo andare al mare, vogliamo fare tante cose e logicamente non ce la fai. Ora sacrificio non c’è: prima c’è stata una generazione che ha costruito, poi una generazione (quella di oggi) che ne sta godendo e quella che verrà distruggerà. Io ho comprato questo terreno perché tutto si fa per i figli. Mio padre era di Altamura e venne qui a Gravina quando era giovane. Aveva il banco della frutta e io volevo ampliare l’attività ma non c’erano le possibilità. Ricordo di aver iniziato a lavorare a 7-8 anni e per prendermi un po’ di latte caldo mi alzavo alle cinque del mattino e mi mettevo accanto al bar mentre mio padre prendeva il caffè. Io ero avanti rispetto a chi viveva a Gravina. A 15 anni dicevo a mio padre di comprarsi una casa. Lui poteva farlo visto che noi figli (eravamo otto) lavoravamo già tutti e portavamo a casa i soldi. Ma lui non ha voluto ascoltarmi… All’epoca si era un po’ tarati! Già da piccolo avevo una mentalità molto più aperta rispetto a chi viveva qui, così decisi di andarmene e di lavorare in Piemonte, a Biella da mia zia, in una stamperia (stampavo i fiori sulla stoffa).
Pasquina In quel periodo mia suocera gli mandava mezzo quintale di pasta al mese!
Salvatore Per un po’ ho vissuto da mia zia, poi trovai una pensione dove stare. A Biella stavo anche d’estate. Era una realtà diversa, la gente era molto più aperta. Io andavo a ballare in discoteca e a volte incontravo la gente famosa. A 21 anni poi (ti parlo degli anni ‘80), ho fatto il militare in Sardegna. Portavo con me pane fatto in casa, verdeca e dei biscotti da far assaggiare al capitano. Per lui quel pane era qualcosa di nuovo, io invece mangiavo sempre pane fatto in casa e a volte si era stufi di mangiare la stessa cosa. Il panino ad esempio per noi era una cosa pregiata. Quando sono stato al militare poi ho conosciuto una ragazza, ma una volta tornato a Gravina ho incontrato Pasquina. Amore a prima vista. In un mese è successo di tutto.
Pasquina Sì. Lui aveva già una fidanzata. Quando abbiamo fatto la fuitina, al ritorno a casa, la madre pensava che io fossi quella fidanzata.
Salvatore La fuitina è durata quattro giorni. Scappammo a Mola. Al ritorno andammo da mia zia che faceva da mediatore (bisogna mettere i parenti di mezzo) e lì mi disse “sei andato a prendere il cielo con le mani!” cioè “non potevi attendere ancora un po’?”.
Pasquina A causa della fuitina io mi sono sposata alle 18:30 di sera ma se ti sposavi con il vestito bianco c’erano tre giorni di festa.
Il sole ci scotta la schiena,
la terra annerisce le unghie
la sera consultiamo il lunario.
I santi a proteggerci
il piatto di fave e cicorie
la costruzione dei sogni.
VOCE 02
Quattro giorni
al freddo di marzo,
son stati senza senso
cosa mai ci facevamo
a Mola senza saper dove stare
due sconosciuti in riva al mare
ma poi ho capito
le nostre vite sovrapposte
i tuoi sogni che diventano i miei
le tue parole che diventano le mie
non parlo bene, non parlo più
non so dov’è finita la mia voce
si è persa forse tra i calli delle mani
e le spalle troppo larghe di bimba
andata troppo presto
a conquistarsi il suo pezzo di cielo.
ALTRE VOCI
01 TITOLO DELLA VOCE
VOCE DI FRANCO
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VOCE DI FRANCO
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