GEOSTORIA
Il Sito
Gli affreschi della Cripta di San Vito Vecchio sono databili alla fine del XIII sec. e in origine decoravano le pareti dell’omonima chiesa rupestre ubicata nel rione Fornaci, uno dei tanti rioni della città. Il sito originario era stato dapprima abbandonato per poi essere usato come deposito di rifiuti e pozzo di acqua piovana. Nel 1956 furono acquistati dallo Stato italiano che provvide a staccarli dalle pareti umide per provvedere al restauro conservativo. Attualmente visitabili nella Fondazione Santomasi rappresentano un grande esempio di arte bizantina realizzata da maestranze locali. Nell’ambiente che ospita gli affreschi della Cripta di San Vito Vecchio, con magnificenza il Pantocratore si impone nel catino absidale, assiso in trono all’interno di una mandorla aperta, simbolo dell’universo, sorretta da angeli. Il Cristo benedicente regge con la mano sinistra il libro del Vangelo su cui e riportato un versetto del Vangelo di Giovanni: "EGO SU(M)/LUX MUNDI/ Q(UI) SE/QUITUR ME NON/A(M)BULAT IN TE/ NEBRIS/SE(D HABE) BIT (LUMEN) VIT(AE)/D(OMI)N(U)S", “Io sono la Luce del mondo chi mi segue non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita”. Di estremo impatto visivo appaiono le cromie degli affreschi, sia per quel che riguarda il Cristo sia per le due teorie di santi rappresentate sulle pareti. L’habitat rupestre e un museo nascosto che nasce e si sviluppa nel seno della terra, dove si rivela attraverso il meraviglioso linguaggio degli affreschi. E il buio diventa luce. Le case-grotta diventano chiese, la pietra diventa colore, i pigmenti minerali cristallizzati sulla calce fresca diventano portatori di messaggeri divini. La grotta, inizialmente adottata come abitazione, diventa bottega di lavoro o luogo di culto. Una citta scavata nella roccia: grotte e caverne che raccontano storie di uomini che ci hanno preceduto, una natura apparentemente ostile che ha permesso la vita.
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